Ortopedico, Specialista in chirurgia della mano e dell’Arto Superiore
Dal punto di vista medico, il gomito rigido si verifica quando l’articolazione perde parte della sua normale escursione di movimento in flessione, estensione o rotazione dell’avambraccio (pronazione e supinazione).
Le cause possono essere diverse: formazione di aderenze capsulari, ispessimento dei tessuti molli, calcificazioni, esiti di fratture o fenomeni artrosici. In alcuni casi si sviluppa una vera e propria artrofibrosi, una condizione in cui la capsula articolare diventa spessa e retratta, limitando il movimento.
La rigidità del gomito è spesso una conseguenza di:
Dopo un trauma, il corpo può reagire formando tessuto cicatriziale che, se eccessivo, limita la mobilità articolare.
Il sintomo principale è la difficoltà a estendere o flettere completamente il gomito. Il paziente può avvertire una sensazione di blocco meccanico o tensione articolare. In alcuni casi la rigidità è accompagnata da dolore, soprattutto nei tentativi di movimento forzato.
Quando la limitazione riguarda la rotazione dell’avambraccio, anche attività come girare una chiave o usare utensili possono diventare difficoltose.
Il trattamento del gomito rigido dipende dalla causa e dalla durata della rigidità.
Nelle fasi iniziali può essere indicato un percorso conservativo con fisioterapia mirata e mobilizzazione progressiva. L’obiettivo è recuperare gradualmente l’escursione articolare senza provocare ulteriore infiammazione.
Quando la rigidità è severa o non migliora con la terapia conservativa, può essere necessario un trattamento chirurgico.
Si prende in considerazione la chirurgia quando la rigidità persiste oltre alcuni mesi nonostante un percorso riabilitativo adeguato e ben eseguito. In genere, se dopo 3–6 mesi di fisioterapia intensiva il recupero è minimo o si arresta, è opportuno valutare un trattamento chirurgico.
L’intervento è indicato anche quando:
In particolare, nei casi di rigidità post-traumatica (ad esempio dopo fratture o lussazioni del gomito), il rischio di artrofibrosi è più elevato e un trattamento tardivo può rendere il recupero più complesso.
La tempistica è un aspetto cruciale. Operare troppo presto, quando i tessuti sono ancora in fase infiammatoria, può aumentare il rischio di recidiva della rigidità. Operare troppo tardi, invece, può rendere il recupero più difficile a causa della fibrosi consolidata.
La decisione si basa su una valutazione specialistica approfondita che tiene conto di:
L’intervento, nei casi selezionati, consiste in una artrolisi del gomito, spesso con tecnica artroscopica mini-invasiva. L’artroscopia consente di liberare la capsula articolare retratta, rimuovere aderenze o ostacoli meccanici e ripristinare un’escursione articolare più ampia.
Rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto, l’approccio mini-invasivo permette una minore aggressione dei tessuti e una mobilizzazione precoce, elemento fondamentale per evitare nuove rigidità.
L’intervento rappresenta solo una parte del percorso. La riabilitazione precoce e guidata è essenziale per mantenere il movimento ottenuto in sala operatoria. Il recupero varia in base alla gravità iniziale della rigidità e alla causa sottostante, ma un trattamento tempestivo e ben pianificato consente nella maggior parte dei casi un miglioramento significativo della funzionalità del gomito.